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Tecnica, filosofia della motocicletta e delle gare in salita
lunedì 19 settembre 2011
125 2T Marco Queirolo Campione CIV Salita 2011
Classe 125 Open. Per il secondo anno consecutivo si conferma campione Marco Queirolo. Il giovane pilota Ligure ha da subito iniziato la stagione con un primo posto nella gara di Carpasio a parimerito con Andrea Neri, nella seconda prova di Frosinone si è riconfermato il pilota da battere con due primi posti in entrambe le manche. Nella terza prova a Vellano uno stop tecnico lo costringe ad arrivare terzo perdendo punti preziosi nei confronti del rivale più pericoloso Formenti. Poi a Spoleto un altra vittoria a parimerito (punti) con Formenti che non si vuol far sfuggire la possibilità di lottare per il titolo. Nella quinta prova a Sillano vince entrambe le manche relegando sempre in seconda posizione Formenti. Poi a Bazzano conclude secondo a parimerito sempre con il forte Formenti salendo a 260 punti seguito a 24 lunghezze da Formenti. Il titolo così arriva all'ultima prova a Bergamo, sospesa, ma a queirolo sarebbe bastato arrivare in entrambe le manche per vincere il titolo.
OPINIONE PERSONALE:
Bella categoria quella della 125 2t; negli anni questi motori inquinanti, tanto quanto semplici da gestire e divertenti da portare, mi mettono molta nostalgia. Mi ricordo qualche scorribanda con un 125 2t qualche anno fa'.
E' bello poter lasciar scorrere la moto in curva, la quasi totale assenza di freno motore, la necessita' di uscire dalle curve con la marcia giusta pena il perdere strada a manciate ( che ogni tanto ci si pensa ancora.....qual'e' la marcia giusta in quella curva?! hihi)..
Una categoria formativa per "piloti di moto" che vogliono realmente imparare a guidare; che acquistare un 1000 cc per il fatto che ti tira fuori dalle curve anche in 6 marcia, non credo sia il modo migliore di intendere la moto IMHO...
discutiamone!
mercoledì 14 settembre 2011
Geometria della moto
Lo studio cinematico e' di grande rilievo nella fase di progettazione del motociclo in quanto si pone in relazione agli effetti specifici sul comportamento dinamico del motociclo stesso; nella cinematica il motociclo puo’ essere considerato come un meccanismo spaziale composto da quattro corpi rigidi:
- Il retrotreno (telaio, sella, serbatoio, gruppo motore e cambio)
- L’avantreno (forcella, canotto di sterzo, manubrio)
- La ruota posteriore
- La ruota anteriore
Schematizzandola poi come un semplice corpo rigido, ossia senza sospensioni e pneumatici indeformabili, le grandezze geometriche da valutare sono:
- Il passo
- L’avanzamento (distanza fra l’asse dello sterzo e il centro della ruota anteriore)
- L’inclinazione dell’asse di sterzo
- Il raggio della ruota posteriore
- Il raggio della ruota anteriore
- Il raggio dello pneumatico posteriore
- Il raggio dello pneumatico anteriore
Altre grandezze sono poi esprimibili in funzione delle precedenti:
- Il raggio dell’asse del toro della ruota posteriore
- Il raggio dell’asse del toro della ruota anteriore
- L’avancorsa normale
- L’avancorsa
Per caratterizzare un motociclo solitamente si fa’ riferimento alle seguenti grandezze geometriche: il passo,
l’avancorsa, l’angolo di inclinazione dello sterzo. Esse sono misurate con il motoveicolo nella posizione verticale e con l’angolo di sterzata nullo. Il passo, definito anche interasse, e’ la distanza tra i punti di contatto degli pneumatici con il piano stradale, o ugualmente, la distanza che intercorre tra i due centri ruota; L’avancorsa e’ la distanza tra il punto di contatto della ruota anteriore con la strada e il punto di intersezione dell’asse dello sterzo sempre con il piano stradale; l’angolo di inclinazione di sterzo e’ l’angolo compreso fra l’asse verticale e l’asse di rotazione dell’avantreno (asse di sterzo).
Queste sono le grandezze che concorrono a definire la geometria e la maneggevolezza del veicolo percepita dal pilota; non e’ pero’ logicamente possibile esaminare gli effetti di un solo parametro indipendentemente dagli altri, a causa della loro forte e costante interazione. Per di piu’, a queste grandezze e’ necessario aggiungere anche il diametro delle ruote. Cambiando la misura ad una di conseguenza variano anche le altre misure. Per esempio se sostituiamo una ruota da 18 pollici di diametro, con una da 16, la moto si abbassera’ in avanti e l’avancorsa diminuira’.
Per tornare al valore originario dell’avancorsa, potremmo allungare gli steli della sospensione anteriore, con la conseguenza pero’ che aumenteremo anche la misura dell’interasse. Per riportare l’interasse al valore primitivo, potremmo diminuire l’angolo di inclinazione della forcella, ottenendo pero’ anche una riduzione della misura dell’avancorsa.
Nella progettazione del mezzo, dunque, una delle maggiori problematiche e’ quella di garantire la migliore geometria in funzione della dotazione tecnica e dell’ambiente nel quale il mezzo e’ chiamato a svolgere la propria funzione.
(Continua…)
martedì 13 settembre 2011
Storia della Trento Bondone
Un percorso bello e lungo (anche a detta del Manici) che lascia nel cuore dei nostalgici bellissimi ricordi. Le rievocazioni vanno bene e sono sempre accette, ma se possibile, mettere da parte le nostalgie e darle di nuovo vita non sarebbe una cattiva idea.
Di seguito vi posto quello che ho trovato sul sito del MotoclubTrento, nonche' l'intervista a Manici, dalla quale rileverete il suo amore per questo tracciato storico ma sempre affascinante che oggi ospita solo le competizioni fra mezzi a quattro ruote.
LA STORIA
Vicende e personaggi della corsa
La prima edizione risale al 20 ottobre 1925 ed è stata vinta dal trentino Saverio de Tisi
Il brillante esito della prima edizione della Trento - Bondone automobilistica, svoltasi il 3 luglio 1925, indusse i dirigenti del Moto Club di Trento ad organizzare sul medesimo percorso anche una competizione per centauri. Sul finire di quella stessa estate esattamente il 24 ottobre 1925 - venne quindi disputata anche l’edizione inaugurale della Trento - Bondone motociclistica, con partenza dal curvone di Montevideo e arrivo alle Vaneze, dove a quel tempo esistevano solo una dozzina di casette.
Su quel tracciato bianco e polveroso, dal fondo cosparso di buche e ghiaia, costituito dalla vecchia strada militare realizzata all’inizio del secolo scorso dai soldati dell’esercito austriaco, la corsa per i rombanti bolidi a due ruote ebbe così il suo battesimo ufficiale, con la partecipazione di tutti i migliori motociclisti della nostra regione e delle regioni limitrofe.
Vincitore di quella prima edizione fu il trentino Saverio de Tisi, noto commerciante di vetri e cristalli, che concluse la sua assordante ascensione nel formidabile tempo di 18’’38”1/5; inferiore di ben tre minuti abbondanti a quello realizzato dal concittadino Ruggiero Menestrina, vincitore con la sua “Fiat 501/S” della corsa automobilistica svoltasi qualche mese prima. Dovettero poi passare lunghi anni prima che il tempo di Saverio de
Tisi fosse migliorato. L’impresa riuscì nell’estate del 1932 a Giulio Scartezzini, altro valoroso centauro trentino che riuscì a salire da Montevideo alle Vaneze in 17’18”1/5 impossessandosi di conseguenza della “targa Giulio Bonmassar” che i dirigenti del Moto Club Trento avevano messo in palio per il primatista della corsa, in ricordo di un loro socio scomparso per infarto cardiaco, dopo una vita avventurosa che lo aveva portato a gareggiare anche sulle piste in cenere del Nord America.
Scartezzini detenne la targa un anno soltanto. Nella edizione successiva infatti il suo avversario Dario Widmann che l’anno prima era stato tolto di mezzo per la rottura del motore della sua “Triumph 500”, si presentò alla partenza con una potente “Rudger 4 valvole” che gli consetì di polverizzare il primato con un magnifico 15’47”/4-5 e di conquistare così anche la “Targa Bonmassar”.
Nel 1934 vinse il campione Nino Grieco, con un tempo assai distante da quello di Widmann che rimase così per sempre imbattuto in quanto ebbero inizio subito dopo i lavori di ricostruzione della strada del Bondone che ne modificarono completamente lo sviluppo planimetrico e la sua stessa fisionomia. Della Trento - Bondone motociclistica si riparlò soltanto a guerra conclusa, allorquando venne organizzata la prima edizione di un nuovo ciclo, sempre con partenza da Montevideo ed arrivo alle Vanezze, per una lunghezza di km 12,700 ed un dislivello di 1.011 metri.
Uno dei nuovi primatisti fu Fabio Dorigoni, giovane ingegnere trentino che a bordo di una Morini Rebello 175, completò il percorso in 11’39” a dir
poco fantastico. Qualche anno dopo il record passò al milanese Fabio Libanori con 10’52”2, quindi nel 1956 fu la volta del lombardo Costanzo Daminelli a fissare il nuovo limite a 10’49”2, superato due anni dopo dall’aretino Angelo Pastorelli che nel 1958 lo portò definitivamente a 10’26”3, pari ad una media di km 73.
A partire dal 1960 La Trento - Bondone cambiò nuovamente volto in quanto il traguardo venne prolungato fino al Vason. Le prime tre edizioni sul nuovo percorso che misurava km 17,300 per un dislivello di 1.360 metri, vennero vinte dal sondrino Attilio Damiani con tempi via via sempre migliori.
Il suo primato di 13’52” netti stabilito nel 1962 venne battuto da Giacomo Agostini, allora all’inizio della sua prodigiosa carriera, e che in sella a un Morini 175 lo fissò a 13’39”.
Dopo dieci anni di inutili tentativi il primato del grande “Ago” venne finalmente battuto dall’arcense Franco Carloni che a bordo di una potente Suzuki 500 lo portò a 13’31”3. Due anni dopo anche il record di Carloni venne polverizzato dal ligure Pieraldo Cipriani su Benelli 250 che nel 1975 concluse la sua corsa in 13’01”4, migliorandosi di un decimo di secondo nell’anno successivo e portando quindi a 13’01”3, pari ad una media oraria di km 79,713.
* * *
Alla ripresa della manifestazione del 1980 il conorso Cresta Giovanni su Suzuki 500 (categoria sport) migliorava nuovamente il record salendo in 12’38”54 alla media di km 82,104 (nuovo record assoluto). Il record da migliorare nella presente edizione è comunque quello ottenuto nel 1980 dall’equipaggio sidecar Daltoè Giuseppe - Somaglia Carlo su Konig in 13’35”55, media km 76,365 in quanto il miglior tempo tra le
categorie presenti nella corsa di questo anno.
FONTE: www.motoclubtrento.it/
Di seguito vi posto quello che ho trovato sul sito del MotoclubTrento, nonche' l'intervista a Manici, dalla quale rileverete il suo amore per questo tracciato storico ma sempre affascinante che oggi ospita solo le competizioni fra mezzi a quattro ruote.
LA STORIA
Vicende e personaggi della corsa
La prima edizione risale al 20 ottobre 1925 ed è stata vinta dal trentino Saverio de Tisi
Il brillante esito della prima edizione della Trento - Bondone automobilistica, svoltasi il 3 luglio 1925, indusse i dirigenti del Moto Club di Trento ad organizzare sul medesimo percorso anche una competizione per centauri. Sul finire di quella stessa estate esattamente il 24 ottobre 1925 - venne quindi disputata anche l’edizione inaugurale della Trento - Bondone motociclistica, con partenza dal curvone di Montevideo e arrivo alle Vaneze, dove a quel tempo esistevano solo una dozzina di casette.
Su quel tracciato bianco e polveroso, dal fondo cosparso di buche e ghiaia, costituito dalla vecchia strada militare realizzata all’inizio del secolo scorso dai soldati dell’esercito austriaco, la corsa per i rombanti bolidi a due ruote ebbe così il suo battesimo ufficiale, con la partecipazione di tutti i migliori motociclisti della nostra regione e delle regioni limitrofe.
Vincitore di quella prima edizione fu il trentino Saverio de Tisi, noto commerciante di vetri e cristalli, che concluse la sua assordante ascensione nel formidabile tempo di 18’’38”1/5; inferiore di ben tre minuti abbondanti a quello realizzato dal concittadino Ruggiero Menestrina, vincitore con la sua “Fiat 501/S” della corsa automobilistica svoltasi qualche mese prima. Dovettero poi passare lunghi anni prima che il tempo di Saverio de
Tisi fosse migliorato. L’impresa riuscì nell’estate del 1932 a Giulio Scartezzini, altro valoroso centauro trentino che riuscì a salire da Montevideo alle Vaneze in 17’18”1/5 impossessandosi di conseguenza della “targa Giulio Bonmassar” che i dirigenti del Moto Club Trento avevano messo in palio per il primatista della corsa, in ricordo di un loro socio scomparso per infarto cardiaco, dopo una vita avventurosa che lo aveva portato a gareggiare anche sulle piste in cenere del Nord America.
Scartezzini detenne la targa un anno soltanto. Nella edizione successiva infatti il suo avversario Dario Widmann che l’anno prima era stato tolto di mezzo per la rottura del motore della sua “Triumph 500”, si presentò alla partenza con una potente “Rudger 4 valvole” che gli consetì di polverizzare il primato con un magnifico 15’47”/4-5 e di conquistare così anche la “Targa Bonmassar”.
Nel 1934 vinse il campione Nino Grieco, con un tempo assai distante da quello di Widmann che rimase così per sempre imbattuto in quanto ebbero inizio subito dopo i lavori di ricostruzione della strada del Bondone che ne modificarono completamente lo sviluppo planimetrico e la sua stessa fisionomia. Della Trento - Bondone motociclistica si riparlò soltanto a guerra conclusa, allorquando venne organizzata la prima edizione di un nuovo ciclo, sempre con partenza da Montevideo ed arrivo alle Vanezze, per una lunghezza di km 12,700 ed un dislivello di 1.011 metri.
Uno dei nuovi primatisti fu Fabio Dorigoni, giovane ingegnere trentino che a bordo di una Morini Rebello 175, completò il percorso in 11’39” a dir
poco fantastico. Qualche anno dopo il record passò al milanese Fabio Libanori con 10’52”2, quindi nel 1956 fu la volta del lombardo Costanzo Daminelli a fissare il nuovo limite a 10’49”2, superato due anni dopo dall’aretino Angelo Pastorelli che nel 1958 lo portò definitivamente a 10’26”3, pari ad una media di km 73.
A partire dal 1960 La Trento - Bondone cambiò nuovamente volto in quanto il traguardo venne prolungato fino al Vason. Le prime tre edizioni sul nuovo percorso che misurava km 17,300 per un dislivello di 1.360 metri, vennero vinte dal sondrino Attilio Damiani con tempi via via sempre migliori.
Il suo primato di 13’52” netti stabilito nel 1962 venne battuto da Giacomo Agostini, allora all’inizio della sua prodigiosa carriera, e che in sella a un Morini 175 lo fissò a 13’39”.
Dopo dieci anni di inutili tentativi il primato del grande “Ago” venne finalmente battuto dall’arcense Franco Carloni che a bordo di una potente Suzuki 500 lo portò a 13’31”3. Due anni dopo anche il record di Carloni venne polverizzato dal ligure Pieraldo Cipriani su Benelli 250 che nel 1975 concluse la sua corsa in 13’01”4, migliorandosi di un decimo di secondo nell’anno successivo e portando quindi a 13’01”3, pari ad una media oraria di km 79,713.
* * *
Alla ripresa della manifestazione del 1980 il conorso Cresta Giovanni su Suzuki 500 (categoria sport) migliorava nuovamente il record salendo in 12’38”54 alla media di km 82,104 (nuovo record assoluto). Il record da migliorare nella presente edizione è comunque quello ottenuto nel 1980 dall’equipaggio sidecar Daltoè Giuseppe - Somaglia Carlo su Konig in 13’35”55, media km 76,365 in quanto il miglior tempo tra le
categorie presenti nella corsa di questo anno.
FONTE: www.motoclubtrento.it/
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